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Prevenire è meglio che curare

disaster recovery

Notizia di questa settimana da fare accapponare la pelle:

https://www.dday.it/redazione/38814/ovh-e-il-datacenter-in-fiamme-perche-puo-succedere-e-perche-i-dati-sono-persi-per-sempre

Per chi non ha voglia di leggere l’articolo al post qui sopra riassumiamo in poche righe cosa è accaduto:

“..Ieri è andato a fuoco uno dei più grandi datacenter europei: una intera ala di OVH è stata devastata dalle fiamme e tutto quello che era sui server è andato in fumo. Chi non aveva previsto un disaster recovery plan ha quasi sicuramente perso tutto. Può succedere, vediamo perché.”

La frase finale è inquietante ma reale e nell’articolo si argomenta proprio del perché, seppur di rado, questo evento possa accadere.

Noi però vorremmo concentrarci su un altro tema.

Prendo a prestito la metafora della “mela marcia”, che uso spesso dal giorno in cui un mio caro amico e maestro di comunicazione me la espose per la prima volta.

Tutti noi veniamo attirati da luci e cotillons, almeno quanto dai prezzi da urlo, dai servizi all in one per un tozzo di pane o dalle promesse di performance invidiabili in offerta, ma non ci ricordiamo mai di guardare il retro di questa offerta, nella metafora della mela.

Bella, rossa, irresistibile quando guardata di fronte.

Come una Biancaneve digital dei nostri tempi vogliamo mordere il frutto che ci viene offerto, ma non ci preoccupiamo delle conseguenze, non pensiamo che possa essere avvelenata o più semplicemente marcia sul retro.

Naturalmente lungi da noi fare dei paragoni così poco lusinghieri con i servizi offerti da OVH ai propri clienti, il nostro intento è far riflettere su quale sia il costo di un dato perduto o di un disservizio prolungato.

La questione è quanto siamo disposti a rischiare pur di risparmiare?

Ma abbandonando le metafore e le prediche facciamoci una domanda più importante.

È possibile ad oggi proteggerci davvero da eventi così infausti e catastrofici con un piano di disaster recovery serio?

La risposta è sì e vogliamo aggiungere che si può fare senza spendere un patrimonio in licenze, software proprietari hypertech e ferro mega carrozzato.

Mi rivolgo all’IT manager che vede lontano e che vuole davvero offrire un servizio di livello ai propri clienti, senza disservizi, senza perdita di dati.

Oggi con tecnologie come Ceph e Proxmox, entrambi prodotti open source, supportati e assistiti da professionisti è possibile crearsi un datacenter personale, ridondato geograficamente e a prova di incendi e bombe.

“Dice, la fai facile, come al solito è solo una questione di soldi”.

No non si tratta di questo, è una questione di competenze e professionalità e di assistenza e di test di disaster recovery ecc.. ecc..

Mettere in piedi un sistema del genere con il vantaggio dei prodotti open e addirittura di hardware refurbished per certe tipologie di dati, (che non necessitano della prestazione spinta per essere acceduti), può davvero essere alla portata anche di tasche non particolarmente piene.

Naturalmente non ci si può improvvisare, serve una consulenza mirata, quello che si pagherà sarà il know how di chi ci aiuterà e la successiva assistenza.

Vorresti avere un sistema informativo ridondato che ti faccia dormire sonni tranquilli, anche a fronte di eventi catastrofici?

E avere qualcuno da chiamare in caso di necessità, non solo per la manutenzione ordinaria, che fa già i 3/4 del lavoro, ma anche per “tirare su tutto” nel momento del bisogno?

Oggi puoi averlo grazie al team di Enterprise OSS.

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