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Open Source e Lotta al Virus: la CERN open hardware license

open hardware licence

L’Open Source ha un ruolo nella lotta al virus. È di questa settimana la notizia della pubblicazione del codice sorgente dell’app per il contact tracing Immuni, sviluppata dall’italiana Bending Spoons e selezionata nell’ambito di una gara come migliore soluzione per avvisare i soggetti a rischio in conseguenza di un incontro con una persona poi risultata positiva al Covid-19 (ho scritto sul rilievo dell’impostazione open rispetto alle critiche di sicurezza, qui).

Per vocazione dell’associazione e dei suoi partecipanti, Enterprise OSS tende a guardare al mondo open prevalentemente dal punto di vista del Free Open Source Software – FOSS. Lo stesso approccio open, però, trova abbondante spazio anche in altri ambiti.

Per quanto riguarda la produzione di testi, per esempio, le licenze Creative Commons forniscono una cornice completa e di facile comprensione e utilizzo per regolare i diritti che un autore intende dare a coloro che ricevono un bene coperto da copyright.

Nell’ambito dell’emergenza, l’importanza dell’open access è evidente per permettere a università, ospedali e altri enti coinvolti nella lotta al virus in tutto il mondo, di avere accesso ai risultati di ricerche e test fatti da altri per coordinare lo sforzo e costruire in qualche misura lavorando insieme, invece che ognuno per compartimenti stagni o comunque con circolazione limitata della conoscenza costruita.

La stessa Creative Commons ha sottolineato l’importanza dell’open access per papers e altre risorse scientifiche nella lotta alla pandemia, profilando eventualmente la possibilità di seguire questa linea solamente in via temporanea alla luce dell’urgenza della situazione (ad oggi il sito dell’organizzazione offre sezioni dedicate a questo).

Dal Foss all’Open Hardware Licence

Occorre però guardare un passo oltre e valutare in che modo saranno diffusi non solo i documenti e le ricerche, ma anche gli strumenti di gestione dell’emergenza che queste ricerche andranno a produrre.

Il primo pensiero corre alla possibilità di una cura o di un vaccino: coloro che arriveranno per primi a questo risultato, lo metteranno a disposizione in modo che questi farmaci possano essere prodotti nei laboratori di tutto il mondo, oppure lo terranno per sé, salvi accordi di condivisione con soggetti specifici? In questo ambito, le valutazioni sono ai limiti della geopolitica.

Non si è ancora arrivati – purtroppo – allo stadio di una cura o di un vaccino, ma abbiamo già raggiunto in diversi campi risultati fondamentali nella lotta al virus, come per esempio quelli nella produzione di respiratori e di loro componenti, alla luce dell’enorme esigenza di approvvigionamento che si è venuta a creare e dell’insufficienza dell’offerta presente all’inizio della pandemia.

La disponibilità limitata di questo tipo di strumenti si traduce in vite umane perse o a rischio, nel momento in cui il numero dei contagiati con problemi respiratori gravi e necessità di essere intubati superi i posti disponibili in terapia intensiva.

Proprio nell’ambito dei ventilatori si sono avuti diversi esempi di informazioni tecniche e design rilasciati sotto la CERN Open Hardware License (OHL).

Uno di questi è il Mechanical Ventilator Milano progettato per la produzione su larga scala grazie alla collaborazione tra il Global Argon Dark Matter Collaboration (GADM), attivo nel settore dell’astronomia e non dell’ingegneria medicale, e diverse università ed enti di ricerca italiani, collaborazione che poi si è estesa a enti internazionali.

Similmente, il CERN medesimo ha sviluppato prototipi di visiere da utilizzare quale dispositivo di protezione individuale.

È anche per questo che, 9 anni dopo la creazione della prima versione della licenza OHL (open hardware licence), nel marzo 2020 il CERN ha rilasciato la nuova versione della licenza (qui il comunicato).

Il nuovo testo prevede tre possibilità di licenza: strongly reciprocal e weakly reciprocal da una parte (i corrispettivi di strong copyleft e weak copyleft) e permissiva dall’altra parte.

Ciascuna versione è stata pubblicata insieme a una guida per l’utilizzo e a un documento generale di spiegazione delle ragioni che hanno portato all’elaborazione della nuova versione.

La precedente versione 1.2 risalente a settembre 2013 presenta solamente una variante, che definirei come copyleft, posto che prevede l’obbligo di distribuire versioni modificate dei documenti sotto la medesima licenza, o al massimo una sua versione successiva.

Probabilmente l’inclusione di una licenza permissiva tra le varianti della versione 2.0 risponde all’esigenza di consentirne una maggiore adozione senza temere ‘effetti virali’ della licenza, non senza ignorare la sempre maggiore preferenza per licenze di tipo permissivo anche nel mondo FOSS (come rilevato da White Source in questo articolo).

L’innovazione – e la sua condivisione – si confermano strumenti fondamentali nella lotta al virus e la cornice Open fornisce degli strumenti molto utili per tale condivisione.

Firmato Avv. Cosetta Masi – https://www.avvocatomasi.com/blog

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