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Breve storia della virtualizzazione

breve storia della virtualizzazione

Prologo: Storia della virtualizzazione

Un tempo il sistema informativo si progettava così:

  • sceglievi il vendor hardware preferito
  • carrozzavi a dovere la macchina fisica partendo dal numero di servizi che si prevedeva di installare
  • dotavi l’HW di qualche baia in più per dischi aggiuntivi e qualche slot di ram vuoto per l’espandibilità
  • se cpu core e tread non erano sufficienti si sceglievano macchine fisiche dotate di più socket
  • pregavi di non avere un’esplosione di spazio storage occupato o di capacità di calcolo necessarie
  • ripetevi la stessa procedura per ogni server necessario
  • calcolavi tante licenze quanti erano i SO installati

Poi è arrivata la virtualizzazione e tutto è cambiato.

Indice:

-29 anni fa – Linux

-Nascono gli Hypervisors

-Microsoft entra in gioco

-Migrazioni di macchine tra hypervisors

29 anni fa – Linux Project Foundation

Il 25 agosto 1991, uno studente finlandese misterioso di nome Linus Benedict Torvalds ha inviato un messaggio al newsgroup Usenet comp.os.minix dicendo che stava lavorando su un sistema operativo gratuito come progetto per conoscere l’architettura x86.

Non poteva assolutamente sapere che stava lanciando un progetto che avrebbe cambiato per sempre l’industria informatica.

Ventinove anni dopo possiamo con certezza affermare che nessuno di noi poteva prevedere fino a che punto si sarebbe spinto Linux – una lezione interessante, che dovrebbe farci riflettere quando si cerca di immaginare cosa potrebbe accadere in futuro.

Al momento dell’annuncio, Linux era Vaporware; la prima versione sorgente non avrebbe visto la luce per un altro mese.

E nemmeno quella si chiamava “Linux”, possiamo essere tutti contenti che il nome originale “Freax” non abbia attecchito.

Quando il codice fu pubblicato, era lungo solo 10.000 righe; la community ora aggiunge questa quantità di codice nel corso di circa tre giorni.

Non c’era stack di rete, erano supportate solo tastiere finlandesi, molte chiamate di sistema di base erano assenti e Linus non pensava che sarebbe mai stato possibile portare il kernel su un’architettura diversa da x86.

In altre parole, era un sistema giocattolo, non qualcosa che sembrava pronto a conquistare il mondo.

Da un articolo di Jonathan Corbet – https://lwn.net/Articles/698042/

Nascono gli hypervisors

Dopo qualche anno una società chiamata VMWare venne lanciata ufficialmente, alla conferenza DEMO organizzata da Chris Shipley, era il febbraio 1999. Il primo prodotto, VMware Workstation, è stato consegnato nel maggio 1999 e la società è entrata nel mercato dei server nel 2001 con VMware GSX Server (ospitato) e VMware ESX Server (senza host).

Passano altri 5 anni e la storia della virtualizzazione si arricchisce di un nuovo protagonista: infatti l’ecosistema dei software per server subisce un’ulteriore accelerazione, viene introdotto KVM (Kernel-based Virtual Machine, a part of the Linux Kernel)

KVM è stato annunciato per la prima volta il 19 ottobre 2006 dal suo creatore, Avi Kivity, in questo post nella mailing list del Kernel Linux.

Quella prima versione del set di patch KVM era compatibile con le istruzioni VMX trovate nelle CPU Intel che erano appena state introdotte al momento dell’annuncio. La compatibilità con le istruzioni SVM di AMD arrivò poco dopo. Il set di patch KVM è stato unito al kernel upstream nel dicembre 2006 ed è stato rilasciato come parte del kernel 2.6.20 nel febbraio 2007.

Da un articolo di Amit Shah – https://lwn.net/Articles/705160/

Microsoft entra in gioco

Passano ancora 2 anni ed anche un altro importante attore degli ambienti “server” entra in scena.

Microsoft Hyper-V Server 2008 viene rilasciato il 1 ottobre 2008.

È costituito da Windows Server 2008 Server Core più il ruolo Hyper-V; altri ruoli di Windows Server 2008 sono disabilitati e ci sono servizi Windows limitati.

Hyper-V Server 2008 è a sua volta limitato ad un’interfaccia a riga di comando utilizzata per configurare il sistema operativo host, l’hardware fisico e il software.

Un’interfaccia CLI basata su menu e alcuni file di script liberamente scaricabili semplificano la configurazione.

Inoltre, Hyper-V Server supporta l’accesso remoto tramite RDP. Tuttavia, l’amministrazione e la configurazione del sistema operativo host e delle macchine virtuali guest vengono generalmente eseguite in rete, utilizzando le console di gestione Microsoft su un altro computer Windows o System Center Virtual Machine Manager.

Ciò consente una configurazione molto più semplice e il monitoraggio del server Hyper-V.

Migrazioni di macchine tra hypervisors

Tutti questi sistemi (detti hypervisors) presentano ai sistemi operativi guest una piattaforma operativa virtuale e gestiscono l’esecuzione dell’SO stesso.

Più istanze di una varietà di sistemi operativi possono condividere le risorse hardware virtualizzate: ad esempio, le istanze Linux, Windows e macOS possono essere eseguite su una singola macchina x86 fisica.

L’insieme dei sistemi che si occupano del calcolo può essere completamente astratta.

A questo punto la migrazione tra una tecnologia di virtualizzazione e l’altra si riduce ad una conversione del formato dei dati (dischi virtuali), facilmente realizzabile, ad esempio in ambito KVM, con gli appositi comandi.

Anche per il mondo “fisico” si sono moltiplicati gli strumenti per una sicura migrazione p2v (physical to virtual).

Nuove pagine della storia della virtualizzazione stanno per essere scritte e si intuisce facilmente che gli “strumenti” per giocare a questo gioco non mancheranno, anzi, ma la cosa più importante per l’Enterprise è affidarsi ad “artisti” di provata esperienza che sappiano orchestrare uno spettacolo (performance)… di sicuro successo!

Firmato – Dott. Alessandro Garbelli

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